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Francesco

uno dei volti della terza generazione dei Burgio

Francesco: uno dei volti della terza generazione dei Burgio
7 Agosto 2020 Antonia Cosentino
Francesco Urciullo

Conosciamolo bene

Francesco Urciullo, classe ’78, figlio di Maria Burgio, rappresenta insieme ai cugini Giuseppe, Andrea, Liliana e Marcello, la terza generazione dei Fratelli Burgio. È a lui che si devono molte intuizioni lungimiranti che hanno contribuito a dare all’azienda il profilo che ha oggi. Un profilo che regala sempre soddisfazioni.

Sei cresciuto tra salumi e conserve, ma hai sempre saputo e pensato che raccogliere il testimone dei tuoi zii sarebbe stato il tuo orizzonte?

No, anzi. Mi sono laureato all’Accademia di Belle Arti di Roma, in scultura e poi mi sono specializzato in disegno industriale in Ungheria grazie all’Erasmus. La vita mi ha portato in Colombia, dove ho vissuto per dieci anni. A Bogotá ho lavorato per una ONG, Conservation International, focalizzando il mio interesse sulle specie in via d’estinzione e il cambiamento climatico. Grazie a questa collaborazione ho avviato un’agenzia di comunicazione che si occupava della diffusione dei risultati delle ricerche scientifiche, utilizzando un linguaggio fruibile a tutti.

Sempre in Colombia ho aperto e gestito due ristoranti italiani: ho avuto tanti ruoli, da frontman a ideatore del concept e delle varie portate. Insomma ho spaziato in diversi ambiti lavorativi prima di approdare all’azienda di famiglia.

squadra Fratelli Burgio al Porto

Quando e perché sei tornato a Solarino ed entrato nella squadra dei Fratelli Burgio?

Dopo aver venduto il secondo ristorante in Colombia, volevo aprire uno show-room per promuovere e vendere prodotti italiani e siciliani di alta qualità. Naturalmente il posto d’onore sarebbe spettato alle nostre conserve, ma l’etichettatura dei vasetti non era adatta per l’esportazione. Così sono tornato per qualche settimana in Italia per capire come risolvere questo problema e una volta arrivato a casa ho cominciato a osservare i vari aspetti che caratterizzavano l’azienda di famiglia e, giorno dopo giorno, sono stato assalito da una tempesta d’idee che avrebbero potuto migliorare l’impresa.

Così ho deciso di non ripartire, mosso anche dai sentimenti di affetto che mi legavano alla mia famiglia e alla memoria di mio nonno Pippo. Da quel 2014 ho fatto di tutto: dal cassiere al cameriere, ho lavorato in laboratorio e in salumeria, all’occorrenza sono stato pure carpentiere, muratore, idraulico. Indossare i panni del tutto-fare ha fatto di me un “sarto” per la nostra azienda e grazie allo spazio e alla fiducia che mi hanno dato i miei zii titolari dell’azienda, Pino e Concetto (che conosceremo meglio presto, ndr), ho iniziato ad apportare tante novità.

Cosa è cambiato con la tua presenza?

Ho stravolto la struttura del laboratorio, sito fra Solarino e Floridia, re-inventando gli spazi, uffici compresi. Ho “vestito” i nostri vasetti con un’etichetta che oggi è in tre lingue e ha quindi il profilo internazionale che le si addice, dato che i prodotti arrivano fino in U.S.A., Cina, Canada, Giappone e Nuova Zelanda. Ho “appoggiato” il primo tavolino con due sedie al mercato per dare la possibilità di assaggiare conserve, salumi e formaggi direttamente in loco e non solo di venire in Salumeria per la spesa quotidiana. Un passo che ha poi portato alla ristrutturazione dei locali per adeguarli alle nuove esigenze. Ho dato l’input per la costruzione di un’immagine online che ci raccontasse bene e la nascita di uno spazio virtuale per uno shop raggiungibile da tutta Europa, che ha realizzato l’agenzia catanese +ADD Design. Un team di esperti di comunicazione con cui è cresciuto nel tempo un rapporto che va oltre la sola collaborazione professionale, essendosi anche loro innamorati delle nostre conserve, la caponata soprattutto.
Ultimo step: Fratelli Burgio al Porto.

Fratelli Burgio al Porto

Com’è nata l’idea di declinare l’azienda con un chiosco che si affaccia sul mare?

La Marina di Siracusa era un cantiere in quel periodo. Il Comune stava rivoluzionando gli spazi e così ho pensato che rilevare un vecchio chiosco poteva rappresentare un’altra allettante sfida per sperimentare nuove formule e orari per raggiungere un pubblico variegato senza mai rinunciare al valore che ha fatto dell’azienda una realtà di successo: la qualità. Abbiamo arredato lo spazio con divani costruiti con i tondini di ferro da 4 mm come se il chiosco fosse una vera e propria continuazione del cantiere. Man mano la location e l’offerta si sono evolute ascoltando le esigenze di chi ci sceglieva.

Da aprile a ottobre al Porto accogliamo clienti fino a tarda notte. Dietro al bancone si nasconde un piccolo vero e proprio laboratorio artigianale di qualità, dove si preparano taglieri con le nostre produzioni e soprattutto buonissimi cocktail. La nostra bottiglieria è fra le più fornite e ricche della città.

A rendere magico ogni momento l’imperdibile panorama del mare, il tramonto e la musica, protagonista assoluta delle nostre estati. Per questa stagione 2020, nonostante particolare per l’emergenza Covid di cui rispettiamo tutte le normative, abbiamo in programma 24 eventi con artisti di caratura nazionale e internazionale.

Un vulcano di idee che è sempre in eruzione. Quali sono i prossimi obiettivi?

Le idee non mancano, ma non posso svelarle tutte. Qualcuna ve la anticipo: vorrei allungare gli orari di apertura della Salumeria, ma al contempo lavorare alla preservazione dell’identità di tutto il mercato di Ortigia, che pur aprendosi alla ristorazione non deve snaturare la sua identità autentica e storica. Mi piacerebbe puntare in maniera più incisiva sulle fiere internazionali per far conoscere le nostre produzioni in più parti del mondo. Le possibilità e la voglia di crescere non mancano perché la mia filosofia è che si può sempre migliorare! Al lavoro, quindi!

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