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Mamma Teresa

La memoria storica dei Fratelli Burgio

Mamma Teresa: la memoria storica dei Fratelli Burgio
13 Maggio 2020 Antonia Cosentino
Concetta, Maria Burgio e Anna

Conosciamola meglio

Teresa Carpinteri, 82 anni, mamma di Pino e Concetto Burgio, è la memoria storica dell’azienda. Sostenitrice morale e instancabile dispensatrice di saggi consigli, è lei che conserva i ricordi più antichi legati alla nascita di questa esperienza di successo. Aneddoti, idee, momenti che ci racconta in questa piccola intervista.

Dove e quando è cominciata la vostra avventura, che oggi di certo si può considerare di successo?

Alla fine degli anni ’80 avevamo comprato un piccolo appezzamento di terreno vicino a Solarino, chiamato Cugno di Canne. Volevamo costruirci un monolocale rustico con i servizi essenziali e un forno a pietra. Dopo pochi anni un grande tavolo campeggiava al centro di uno stanzone pronto a celebrare la sacralità della famiglia. Non avrei mai immaginato che quella stanza senza pavimenti, adorna dell’essenziale, potesse diventare luogo di trasmissione di una saggezza antica. Mia madre Concettina, allora ottantenne, era lì tutti i giorni a cucinare e farci riappropriare, inconsciamente, della memoria di alcune ricette che rappresentavano la nostra identità storica e culturale. Senza i suoi consigli e senza l’opera intelligente, paziente e sinergica di tutta la famiglia, questo ricco patrimonio culturale non avrebbe resistito alla distruzione del tempo e sarebbe inevitabilmente caduto nell’oblio.

Mamma Teresa e la salsa

Teresa in laboratorio prepara la sua Salsa di pomodoro.

Le conserve sono un prodotto unico per l’azienda, legato a una missione: quella di riscoprire le tradizioni di una volta. Com’è nata questa idea e qual è la ricetta a cui è più legata?

La storia delle conserve comincia proprio a Cugno di Canne. Recuperare la memoria culinaria siciliana ci sembrava l’unica direzione da seguire per ricucire lo strappo prodotto dal boom economico e dall’industrializzazione. Cominciammo così a condire le olive da vendere in Salumeria sotto la guida sapiente dei gesti e delle parole di mia madre (nonna Concetta). Poi passammo alle melanzane, alle marmellate, ai pomodori secchi, etc. Tutti contribuivamo a dare una mano dal più grande al più piccolo. La famiglia era unita e si stava insieme dalla mattina alla sera. Io cucinavo e accudivo tutte quelle bocche da sfamare.

Una domenica avevo preparato lasagne fresche e salsa di pomodoro. Uno dei ragazzi, non ricordo chi, esordì dicendo: “e se producessimo la salsa come quella che fa la mamma?”.  Ci fu una risata generale quasi a schernire quel sognatore solitario. Mio marito Pippo, uomo saggio e posato, cominciò a sciorinare tutta una serie di motivazioni a sostegno di quella tesi. Fu così che avviammo il rito della salsa Burgio.

Ordinammo il pomodoro di qualità tassativamente “riccio”. Poi passammo alla preparazione, rispettando tutti i passaggi imprescindibili perché una salsa sia buona e che sono diventati parte di quel rito: prima di tutto “spiricuddare” (togliere il gambo), lavare e tagliare il pomodoro a pezzi non troppo piccoli. La nonna con i suoi dieci decimi di vista, individuava da lontano i pomodori “tuccati” (non sani). Intanto si ultimava la “munnata” (pulitura) delle cipolle e del basilico. Riempito “ u quadaruni” (la grande pentola) con tutte le verdure, si aggiungeva il sale e “ u majaru” (l’olio), perché secondo mia madre era l’ingrediente che magicamente aggiustava il sapore e l’odore. Mio marito, il più forzuto, era addetto “all’arriminamento” (rimescolata), movimento cadenzato anch’esso da regole ben precise. Solo dopo la supervisione della grande madre si poteva “scinniri” (togliere dal fuoco perchè pronta).
Furono riempite poche bottiglie da portare in Salumeria. Il risultato fu inimmaginabile: le richieste fioccavano numerose. Ci attrezzammo subito per fare la produzione a regola d’arte e nel rispetto delle norme. Oggi la Salsa di pomodoro Burgio è uno dei prodotti di punta dell’azienda ed è esportata anche in America. È sicuramente la ricetta a cui sono più legata.

Mamma Teresa con i nipoti

Teresa con i nipoti. Da sinistra Liliana Burgio, Francesco Urciullo e Giuseppe Burgio.

Con lo sguardo di chi ne ha vissuto ogni momento e ogni evoluzione, qual è l’immagine che vede della vostra azienda oggi e nel futuro?

La nostra parola d’ordine è stata sinergia. Ognuno di noi ha fatto la sua parte. Anche le donne hanno avuto un ruolo importante nella crescita della nostra impresa e non solo perché uniche custodi di antiche ricette. Abbiamo collaborato tutte: mia madre, io, le mie figlie e le mogli dei figli maschi. Mia figlia Maria fa l’insegnante, ma è sempre disponibile a dare una mano; Simona, una virago, lavora a pieno titolo nell’azienda dei suoi fratelli Pino e Concetto. I miei due ragazzi, oggi titolari dell’azienda, hanno caratteri diametralmente opposti: Pino ha innate qualità manageriali e ha acquisito nel tempo competenza e professionalità. Concetto è eclettico e creativo, è un punto di forza nella missione di far riscoprire i segreti dell’arte culinaria siciliana.

Il futuro lo immagino nelle mani della terza generazione Burgio: i miei sei nipoti. Magari non tutti parteciperanno attivamente alla crescita dell’azienda ma sono certa, e auspico, che ognuno di loro possa dare un contributo, creativo o prettamente tecnico, affinché il nome dei Burgio possa volare sempre più in alto. Sono molto orgogliosa dei miei quattro figli e mi auguro che un giorno anche loro possano provare le stesse emozioni che provo io nel vederli collaborare insieme per difendere non solo l’azienda creata dal loro padre, ma anche l’unione della famiglia che è il vero senso di tutto.

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