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La storia delle nostre conserve

tra fortuna e intraprendenza

La storia delle nostre conserve: tra fortuna e intraprendenza
18 Settembre 2020 Antonia Cosentino

Prima dei vasetti, sul nostro bancone

Nella nostra Salumeria di Siracusa sul bancone, oltre a salumi e formaggi, hanno sempre campeggiato olive “cunzate” verdi e nere, pomodorini secchi conditi, carciofini, capuliato e tante altre conserve che per tradizione la nostra famiglia preparava sia per sé che per i clienti. Tutte queste leccornie erano molto gradite ai clienti e fu proprio un suggerimento di uno di questi che ci portò a partecipare, nel giugno del 1997, a una fiera che si sarebbe tenuta a Manchester.

L’entusiasmo di questa nuova esperienza investì non solo Pino e Concetto, ma tutta la famiglia che, nonostante l’inesistenza di un laboratorio vero e proprio, si mise all’opera per preparare conserve di ogni tipo. Furono acquistati centinaia di vasetti di vetro e tanti metri di stoffa a quadretti per confezionarli. Si lavorò instancabilmente per più di un mese e mezzo, senza orari e senza pesare sacrifici.

L’arrivo del camion in cui furono caricate 16 pedane di bontà da far assaggiare al lontano popolo inglese fu vissuto con la stessa solennità del varo di una nave.

Pino e Concetto appena arrivati a Manchester e scoperta la brutta notizia.

Non tutto il male vien per nuocere

Giunti a Manchester con questo grande carico di conserve, salumi e formaggi, (angurie, cipolle, origano, aglio e tanto ma tanto altro) fummo messi davanti a una terribile e amara verità: la fiera non esisteva, anzi non era mai esistita.

All’enorme delusione subentrò anche una paura che ci pietrificò, ci rese immobili, come le pedane, al centro della grande piazza centrale di Manchester: il danno economico era tanto grave che rischiava di far fallire per sempre la nostra giovane azienda.

Fortuna volle che nel Municipio, dove eravamo andati per chiedere qualsiasi forma di aiuto, incontrassimo Maria, un’italiana originaria della Sardegna che fece da interprete alle nostre amarezze. Maria capì il nostro grande dramma e, insieme all’Associazione Italiana di Manchester, in tre giorni riuscì a far predisporre in piazza gli spazi per montare gazebo e bancarelle espositive, inoltre ottenne, gratis, il servizio di sicurezza e l’ospitalità presso gli ostelli cittadini.

Pino e Concetto alle prese con lo scarico dei prodotti dal camion.

I gazebo furono allestiti in sole 24 ore. I ristoratori italiani, ai quali era arrivata voce di tutte le nostre sventure, arrivarono in nostro soccorso offrendoci le loro celle frigorifere per i prodotti freschi e le bilance in sostituzione delle nostre fuori uso. Si misero a completa disposizione facendoci da interpreti con gli organizzatori, viste le nostre difficoltà con l’inglese. Una solidarietà commovente che non dimenticheremo mai. 

Aprimmo gli stand in una grigia mattina qualsiasi: fino alle 17,00 non si vide anima viva mentre il nostro morale naufragava. Subito dopo le 17,00 però, la piazza si riempì di curiosi e fu sempre così per tutta la durata della fiera.

Non conoscendo una sola parola in inglese pensammo che per conquistare i palati locali l’unica strada era farli innamorare dei nostri sapori. Improvvisammo così degustazioni di ogni sorta: pane con formaggi e capuliato, carciofini, olive, caponata e vino, tanto vino! A ogni assaggio i loro volti rimanevano estasiati e subito acquistavano la nostra merce. Dopo due giorni arrivò pure un complesso ad accompagnare le serate con famose canzoni italiane e canti della tradizione siciliana. Quella fiera, da virtuale, si trasformò in un festival ricco di suoni, colori e sapori.

L’arte dell’improvvisazione chiave di un inaspettato successo

Naturalmente eravamo impreparati a gestire sia il cambio valuta da lira a sterlina, sia a pesare in once e non in etti. Furono giorni all’insegna dell’improvvisazione, ma anche momenti in cui abbiamo sentito il calore umano degli italiani. Gli affari andarono bene: di quelle sedici pedane di merce partite dalla Sicilia, non riportammo a casa nulla. L’invenduto fu comprato dai ristoratori italiani, felici di poter utilizzare nei loro locali quelle materie prime di qualità.

Tornammo entusiasti e con un bel gruzzoletto che, senza esitazione alcuna, investimmo per la costruzione del laboratorio per la produzione delle conserve. Avevamo acquisito una certezza: il nostro patrimonio culinario andava ripescato dall’oblio e valorizzato per farlo conoscere sia in Italia che nel mondo.

Quella fortunata esperienza a Manchester ci diede l’input per partecipare, l’anno successivo, al Salone di Milano e poi nel 2001 a quello di Parigi. Intanto non disdegnavamo la partecipazione alle piccole fiere locali: da Ortigia a Zafferana Etnea fino all’EMAIA di Vittoria. Ognuna di queste esperienze accresceva la nostra competenza nell’allestimento dello stand e nella presentazione dei prodotti senza mai tradire la nostra anima di salumieri, generosi nell’offrire l’assaggino accompagnato da un buon bicchiere di vino siciliano.

Mentre le conserve cominciavano a essere apprezzate in Europa, soprattutto in Francia, nel laboratorio si faceva il lavoro di recupero di vecchie ricette e se ne sperimentavano di nuove con la supervisione di Concetto e i consigli di tutte le donne della famiglia.

Le conserve divennero così, giorno dopo giorno, una parte fondamentale della nostra attività.

Il laboratorio.

Da un’idea a cuore pulsante dell’azienda

Fu nel 2004, al Salone del gusto di Torino, che ci rendemmo conto che era giunta l’ora di puntare su nuove strategie di marketing: non avevamo un catalogo e le etichette dei nostri vasetti non erano a norma per le esportazioni. Cominciammo così il cammino faticoso verso un restyling aziendale per restare al passo con i tempi.

Grazie anche all’arrivo nell’azienda di nostro nipote Francesco, ritornato dalla Colombia, abbiamo analizzato i nostri obiettivi di marketing, la tipologia dei clienti, le caratteristiche del mercato in cui siamo inseriti. Anni di studio e lavoro ci hanno permesso di affrontare anche la grande sfida di conquistare il mercato a livello internazionale. Oggi siamo presenti in U.S.A., Cina, Canada, Giappone e Nuova Zelanda, inoltre, grazie alla creazione di uno spazio virtuale si può fare shopping da tutta Europa.

Senza il pragmatismo di Concetto e l’arte dell’improvvisazione di Pino, la sventura di Manchester sarebbe rimasta solo una sventura e invece è diventata il trampolino di lancio di un’idea: il recupero dei sapori smarriti. Questa idea vincente è il cuore pulsante della Ditta F.lli Burgio, azienda oggi apprezzata in tutto il mondo per la sua caponata e non solo.

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